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Corruzione nell’agrigentino per ottenere la cittadinanza italiana, 22 indagati

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La procura di Agrigento ha notificato l’avviso di conclusione indagini nei confronti di ventidue indagati coinvolti – a vario titolo – in una maxi inchiesta che ipotizza un giro di corruzione legato all’ottenimento della cittadinanza italiana di alcuni brasiliani residenti in provincia. Il provvedimento, che anticipa la richiesta di rinvio a giudizio, è firmato dal procuratore capo Giovanni Di Leo. Le indagini sono state condotte dalla Squadra mobile agli ordini del vicequestore aggiunto Vincenzo Perta.

L’intera vicenda verte sul cosiddetto “ius sanguinis”, vale a dire il principio giuridico per cui si acquisisce la cittadinanza italiana automaticamente se uno dei genitori è italiano, indipendente dal luogo di nascita. Secondo la procura di Agrigento in alcuni comuni della provincia (Camastra, Comitini, Porto Empedocle su tutti) questo iter sarebbe stato per così dire “velocizzato” grazie ad accordi corruttivi. La procura di Agrigento, la scorsa estate, ha chiesto l’applicazione di misure cautelari – tra custodia in carcere, domiciliari e obbligo di dimora – nei confronti di 14 dei 22 indagati tra un sindaco, pubblici ufficiali, vigili urbani, un avvocato e faccendieri.

E, in particolare: i domiciliari per Dario Gaglio, sindaco di Camastra (qui le accuse), ma anche per i vigili urbani Giovanni Cilia (ispettore della polizia locale di Naro), Salvatore Scalisi (ispettore della polizia locale di Naro), Maria Concetta Tallarita (ispettore della polizia locale di Porto Empedocle), Enzo Universo (agente della polizia locale di Naro), Rosaria Valenti (funzionario dell’ufficio anagrafe di Comitini) e Giuseppe Zambito (dipendente del comune di Siculiana), Roberto Di Liberto (marito della vice sindaca di Comitini), Gaspare Gallo. I pm, altresì, avevano chiesto la custodia in carcere per Giuseppe Giglione e Annabel De Olivera (titolari di un’agenza disbrigo pratiche), Maria Rita Grassagliata (collaboratrice dell’agenzia) e Giuseppe Moscato, anche lui gestore di un’agenzia. Tra le altre misure cautelari richieste vi sono anche l’obbligo di dimora per l’avvocato Nicola Mucci, Epifania Cimino (ex funzionaria dell’ufficio anagrafe di Camastra in pensione) e Giuseppe Bartolotta.

Il gip Alberto Lippini ha rigettato tutte le richieste della procura sostenendo l’assenza di esigenze cautelari. I pm hanno impugnato il provvedimento (reiterando la richiesta di misure ad esclusione della sola Cimino) con la vicenda che approderà al tribunale del Riesame agli inizi di marzo. 

GLI INDAGATI

Giuseppe Bartolotta, 76 anni, di Camastra; Fiorangela Butticè, 55 anni, di Raffadali; Devercino Costa Dos Santos, 48 anni, brasiliano; Epifania Cimino, 69 anni, di Camastra; Giovanni Cilia, 68 anni, di Naro; Teresa Delisi, 48 anni, di Aragona; Annabel De Oliveira, 44 anni, residente a Raffadali; Roberto Di Liberto, 53 anni, di Comitini; Gioacchino Di Marco Zingarello, 65 anni, di Agrigento; Angela Duarte Borges, 67 anni, brasiliana; Dario Gaglio, 38 anni, di Camastra; Giuseppe Giglione, 55 anni, di Raffadali; Gaspare Gallo, 54 anni, di Naro; Giuseppe Moscato, 47 anni, di Raffadali; Nicola Mucci, 47 anni, di Agrigento; Salvatore Scalisi, 55 anni, di Naro; Maria Concetta Tallarita, 56 anni, di Porto Empedocle; Salvatore Tirone, 65 anni, di Grotte; Enzo Universo, 68 anni, di Naro; Rosaria Valenti, 69 anni, di Comitini; Giuseppe Zambito, 63 anni, di Raffadali. 


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