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L’anno che verrà: tutti gli appuntamenti per Agrigento nel 2026

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“Caro amico ti scrivo”, cantava Lucio Dalla nella sua “L’anno che verrà”, raccontando e immaginando quanto sarebbe avvenuto nella sua vita e nel mondo più in generale.

Molto più prosaicamente potremmo ragionare di quello che attende Agrigento nel 2026 ormai iniziato da un giorno: tanti appuntamenti con eventi che riguardano innanzitutto la politica e la gestione della cosa pubblica. Gare d’appalto, lavori da completare, risposte attese a lungo dai cittadini e milioni di euro che rimangono in ballo.

Il primo appuntamento, quello di cui abbiamo bene o male il range temporale esatto in cui si svolgerà, è la tornata elettorale delle amministrative nel capoluogo, che si svolgerà tra il 15 aprile e il 15 giugno anche a Cammarata, Camastra, Casteltermini, Raffadali, Ribera e Siculiana.

Uno spartiacque importantissimo per la città dei Templi, chiaramente, e un banco di prova per la politica locale in vista del voto delle Regionali previsto (salvo sorprese) nel 2027. Il quadro al momento è estrememante frastagliato: ad oggi è in dubbio persino la ricandidatura di Franco Micciché, che aveva (per alcuni) incautamente dichiarato di essere pronto per un secondo mandato registrando subito dopo una valanga di reazioni negative persino dentro lo stesso centrodestra. Non è un segreto che il principale sponsor politico, cioè Roberto Di Mauro, stia lavorando in modo intenso per individuare possibili nuovi candidati e non è un segreto che Micciché sia stanco e pronto a lasciare il posto.

Ci sono poi almeno 2 gare d’appalto milionarie che vedranno la luce nel 2026. La prima è quella dei cosiddetti “servizi aggiuntivi”, valore oltre 30 milioni di euro. Le procedure sono infatti in fase avanzata e l’aggiudicazione potrebbe avvenire in primavera per un servizio che venne affidato nel dicembre del 2016 e avrebbe dovuto avere una durata quadriennale.

Altra gara attesissima è quella per la gestione del servizio di igiene ambientale per la Srr Agrigento Est, con valore di circa 90 milioni di euro per tutti i comuni coinvolti. La fetta maggiore andrà ovviamente alla gara per il capoluogo, dove ovviamente il servizio è in proroga da ormai 3 anni e ha un costo di oltre mezzo milione di euro al mese.

L’amministrazione comunale avrebbe l’intenzione di concedere alcuni mesi di proroga ma di andare a gara prima dell’estate, ma tutto dipende chiaramente dai tecnici Srr che stanno redigendo il capitolato per tutti i centri coinvolti. Palazzo dei Giganti, infatti, guarda con interesse quanto sta avvenendo altrove, come a Sciacca, dove ad aggiudicarsi la gara è stato un raggruppamento guidato da una società di Torino che oltre ad aver proposto numerose migliorie rilevanti del servizio e un ribasso economico importante, ha di fatto rotto un “fronte”, quello rappresentato da aziende come Iseda e Sea, che gestiscono in regime praticamente di monopolio (sebbene alternandosi nei vari centri del territorio) la raccolta e il conferimento dei rifiuti.

Aggiudicato da tempo è invece l’appalto per la rete idrica di Agrigento, e qui le speranze per “l’anno che verrà” sono tutte riposte nella possibilità di un completamento degli interventi di ammodernamento dei sistemi cittadini. Dopo le dimissioni e la revoca del direttore dei lavori e la successiva individuazione di un sostituto, gli occhi sono tutti per il completamento delle attività di sostituzione delle attuali reti per ridurre le perdite idriche e, con esse, l’acqua consumata e dispersa.

Sempre in tema di acqua, il 2026 sarà certamente un anno cruciale per Aica: la società lotta per superare un passato di cose non fatte e per rendere più “attivi” i propri soci, gli stessi Comuni che devono ancora versare milioni di euro di bollette mai pagate. Stando a quanto annunciato dai vertici della Consortile sarà l’anno in cui si dovrà dire “fine” non solo alle enormi sacche di abusivismo oggi presenti, ma anche alle utenze “forfait” presenti in numerosi comuni. Tanto lavoro sul tavolo, ai cittadini non resta che sperare.

Il 2026 è anche, suo malgrado, il primo momento di riflessione dopo l’anno di Agrigento capitale italiana della cultura. Innanzitutto è probabile che entro la primavera giunga il referto definitivo da parte della Sezione di controllo della Corte dei conti che, però, non potrà che limitarsi a valutare la correttezza formale o meno delle procedure, fornendo correttivi. Letteralmente un altro paio di maniche dovrebbe essere un eventuale intervento da parte della Procura presso la magistratura contabile, qualora si ravveda l’esistenza di casi di danno erariale.

A parte questo, ci sarà da valutare – e questo conteggio non si farà nelle aule di giustizia – il ritorno effettivo sulla città quantomeno ad un anno dal titolo.

Il 2025 si è poi concluso con una fumata bianca tra le pareti del Consorzio universitario di Agrigento, dove le divisioni e le ripicche personali stanno bloccando l’elezione della nuova governance dell’Ecua, mentre l’ente sembra essere stato destinato al dissesto finanziario e alla resa incondizionata – probabilmente – all’università di Palermo.

Tornando a Palazzo dei Giganti bisognerà prima o poi rimettere mano – e magari avverrà proprio nel ’26 – al Piano regolatore generale cittadino, che da 5 anni attende la necessaria revisione: con la precedente sindacatura si era dato un indirizzo per la riduzione del consumo di suolo che adesso sembra essere un ricordo lontano, mentre l’attenzione della politica comunale è stata concentrata quasi unicamente sulla zona del Villaggio Mosè e delle ormai celeberrime C4.

Passando alle infrastrutture, stando alle ultime notizie disponibili il primo trimestre di quest’anno dovrebbe vedere la consegna alla città del viadotto Akragas 1, finalmente manutenuto e sicuro. Per l’Akragas 2 bisognerà invece attendere fino al secondo semestre 2027 “a causa – si disse alcuni mesi fa in Consiglio comunale – di rallentamenti dovuti al deterioramento dei pulvini e alla necessità di una nuova perizia tecnica”. Entro quest’anno dovrebbe essere consegnato il Museo Civico di piazza Sinatra, storica incompiuta di Agrigento, mentre per il pluripiano di piazzale Rosselli potrebbe essere un ennesimo anno di attesa.

Il 2026 potrebbe infine essere l’anno della chiarezza sulla madre di ogni infrastruttura promessa: l’aeroporto: nei giorni scorsi i tecnici del Libero consorzio comunale hanno trasmesso al Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti tutta la documentazione richiesta per la valutazione conclusiva del progetto che prevede la costruzione dello scalo nella Piana del Belice. E’ facile pensare che qualunque determinazione non potrà arrivare oltre i 363 giorni che ci separano dal 2027.

Buona fortuna e buon anno.


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