
La Procura di Palermo ha notificato l’avviso di conclusione indagini nei confronti di otto persone e una società coinvolte – a vario titolo – nell’inchiesta sul presunto “comitato d’affari” guidato dall’ex governatore Totò Cuffaro, un sistema in grado di “intervenire” su nomine e appalti della sanità e della pubblica amministrazione attraverso corruzione e traffico di influenze. A firmare il provvedimento, che anticipa la richiesta di rinvio a giudizio, sono i pm Claudio Camilleri e Andrea Zoppi.
NIENTE ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, ESCONO DI SCENA CARMELO PACE E L’IMPRENDITORE DI FAVARA
L’inchiesta – ad onor del vero – esce quantomeno ridimensionata rispetto a quanto prospettato in una fase iniziale. Cade, ad esempio, la contestazione di associazione a delinquere che (in origine) era mossa a carico di Cuffaro, del suo storico braccio destro Vito Raso, del faccendiere Antonio Abbonato e del deputato regionale Carmelo Pace. Quest’ultimo esce completamente dall’inchiesta dopo che sia il gip che il Riesame si erano pronunciati a suo favore. Esce di scena anche l’imprenditore favarese Alessandro Vetro (difeso dall’avvocato Giuseppe Barba). Il giovane costruttore era accusato di aver dato una mazzetta di 25mila euro a Cuffaro e Pace per corrompere il dirigente del consorzio di bonifica, Tomasino. Anche quest’ultimo non compare più tra gli indagati.
GLI INDAGATI
A rischiare il processo sono: Ferdinando Aiello, 54 anni, di Cosenza (difeso dall’avvocato Vincenzo Belvedere); Roberto Colletti, 68 anni, di Siculiana (difeso dagli avvocati Giuseppe Di Stefano e Massimo Motisi); Salvatore Cuffaro, 68 anni, di Raffadali (difeso dagli avvocati Giovanni Di Benedetto e Marcello Montalbano); Marco Dammone, 52 anni, di Palermo (difeso dagli avvocati Laura Platino e Daniele Livreri); Antonio Iacono, 68 anni, di Palermo (difeso dagli avvocati Valentina Castellucci e Mauro Torti); Mauro Marchese, 65 anni, di Napoli (difeso dagli avvocati Gennaro Siciliano e Virginia De Marco); Sergio Mazzola, 60 anni, di Belmonte Mezzagno (difeso dagli avvocati Chiara Monaco e Antonino Reina); Vito Raso, 63 anni, di Palermo (difeso dall’avvocato Marco Traina). Sotto inchiesta anche la società Dussman Service Srl.
TRAFFICO DI INFLUENZE
L’ex presidente della Regione è accusato di traffico illecito di influenze in concorso con Marchese e Dammone, rispettivamente rappresentante e funzionario commerciale della Dussmann srl. Per gli inquirenti Cuffaro, quale punto di riferimento dei vertici della Regione e delle aziende sanitarie dell’isola, avrebbe fatto da mediatore con il direttore generale dell’Asp di Siracusa affinché incidesse in maniera favorevole sull’andamento della gara d’appalto per i servizi di ausilariato e supporto reception. La stessa ipotesi di reato viene contestata anche a Ferdinando Aiello, intermediario alle dipendenze di una società della Dussmann.
CORRUZIONE
Totò Cuffaro è accusato anche di corruzione per l’ormai nota vicenda del concorso con le tracce anticipate ai candidati “segnalati” all’ospedale Villa Sofia di Palermo. Proprio questa contestazione ha fatto scattare l’arresto nei confronti dell’ex governatore, ancora oggi ai domiciliari. Si tratta del concorso interno per la stabilizzazione di 15 O.S.S. Il reato di corruzione aggravata viene contestato, oltre che allo stesso Cuffaro, anche al suo braccio destro Vito Raso, all’ex direttore generale del Villa Sofia Roberto Colletti, originario di Siculiana, e al direttore del Trauma Center della stessa azienda, Antonio Iacono. L’ipotesi degli inquirenti è questa: per fare in modo che i tra i vincitori risultassero soggetti “segnalati” da Cuffaro i pubblici ufficiali avrebbero consegnato in “anteprima” le tracce a Raso. In cambio – è questa l’ipotesi sostenuta dalla procura di Palermo – Colletti avrebbe ottenuto la conferma della nomina a Direttore generale del Villa Sofia mentre Iacono la promessa di conseguire l’incarico di Direttore di Unità di Anestesia e Rianimazione della stessa azienda ospedaliera.
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